NEWSLETTER 8 - di M. Giovannini
Salve a tutti. Recentemente ho ricevuto un email da uno di voi contenente alcuni fatti preoccupanti riguardanti l’inquinamento marino. Questo mi ha fatto pensare molto e così ho deciso di fare un passo indietro rispetto all’argomento specifico delle tartarughe di mare e di cercare di attirare l’attenzione su di un problema gravissimo che affligge i nostri mari, mettendo in pericolo non solo le tartarughe di mare ma tutto l’ambiente marino: l’inquinamento da plastica.
Quanto è vasto il problema?
Nel 1997, venne stimato che ogni anno circa 6.4 milioni di tonnellate di spazzatura raggiungeva il mare. Di queste, dal 60 al 80% era formato da plastica di vario tipo: contenitori generici in plastica, confezioni per cibo e bevande, borse in plastica, ecc. Anche se è molto difficile quantificare quanta spazzatura in plastica raggiunge il mare ogni anno, l’ UNEP (United Nations Environment Program) ha stimato che nel mare ci sono circa tra 13.000 e 18.000 pezzi di plastica che galleggiano per metro quadro. La plastica è un prodotto praticamente non biodegradabile, il che vuol dire che non può venire decomposto da altri organismi viventi. Una volta entrata nel mare, la maggior parte galleggia per migliaia di chilometri ponendo un serio pericolo per la vita marina:
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•Ingestione – Inedia, blocco del tratto digestivo, avvelenamento
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•Intrappolamento – annegamento, soffocamento o inabilità di nuotare e nutrirsi
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•Danneggiamento della barriera corallina – le reti da pesca si incagliano sui coralli danneggiandoli
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•Pesca fantasma (Ghost fishing) – le reti da pesca che sono state lasciate in mare possono continuare ad uccidere i pesci
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•Diffusione di specie ‘aliene’ – Specie non native possono essere introdotte in un altro habitat con risultati distruttivi.
In che modo i rifiuti in plastica raggiungono i nostri oceani?
In generale si stima che i rifiuti in plastica provenienti da attività terrestri contribuiscano per l’80% al totale dei rifiuti marini, mentre il rimanente 20% provenga da attività marine.
Sono tipici rifiuti da attività terrestri:
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•Rifiuti generati dal turismo – confezioni per cibo e bevande, incarti di sigarette, giocattoli da spiaggia, ecc.
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•Rifiuti generati da fognature cittadine – durante le piogge, i rifiuti nelle strade possono essere portati negli scarichi cittadini e successivamente condotti nel mare tramite il sistema di fognature principale.
Sono tipici rifiuti da attività marine:
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•Rifiuti da attività di pesca: - principalmente lenze, reti e altri attrezzi da pesca
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•Rifiuti da navi e barche.
Alcune cifre su uno dei prodotti più inquinanti e nocivi: le borse in plastica.
Nel 2003 la United States Environmental Protection Agency dimostrò che ogni anno vengono usate al mondo dai 500 milioni ad un miliardo di borse in plastica. Di queste, neanche l’1% viene riciclato. Perché? Il motivo è, come al solito, economico: riciclare una tonnellata di plastica costa circa 4.000 dollari la cui vendita frutterà, sul mercato delle materie prime, 32 dollari. (Jared Blumenfeld - Direttore del Dipartimento Ambientale di San Francisco). Se, dunque, le borse in plastica non vengono riciclate, dove vanno? Come abbiamo visto prima, finiscono in mare in modi diversi, creando un pericolo gravissimo per la vita marina. Oltre a ciò si è visto che i rifiuti in plastica si possono ridurre in componenti tossici minori che contamineranno l’acqua, il terreno e verranno, successivamente, assorbiti nella catena alimentare. Cosa possiamo fare per contribuire alla soluzione di questo problema? E’ molto semplice: usiamo una borsa di tessuto o di materiale durevole ogni volta che facciamo la spesa! Grazie a questo piccolo accorgimento potremmo evitare l’uso di:
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•6 borse di plastica alla settimana
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•24 borse di plastica al mese
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•288 borse di plastica all’anno
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•22,176 borse di plastica in una vita media
Se una persona su cinque negli USA lo facesse, si potrebbe evitare l’utilizzo di 1.330.560.000.000 di borse di plastica in una vita. Alcuni paesi nel mondo hanno già preso qualche iniziativa al riguardo, proibendo l’uso delle borse in plastica o tassando il loro uso: Bangladesh, Cina, Ruanda, Israele, Canada, India, Botswana, Kenya, Tanzania, Sud Africa, Taiwan e Singapore. In Europa, l’Irlanda ha cominciato col tassare l’uso delle borse in plastica nel 2002 ed ha ora diminuito il loro consumo del 90%. Negli USA, San Francisco è l’unica città che ha proibito l’utilizzo delle borse in plastica nel 2007. Recentemente, anche Los Angeles si è unita all’iniziativa. Un’altra cosa da tenere presente è che le borse in plastica sono un derivato del petrolio e riducendo il loro utilizzo riusciremo a ridurre in maniera significativa la nostra dipendenza dal petrolio. La Cina, per esempio, ridurrà il suo fabbisogno di petrolio di 37 milioni di barili grazie al divieto di utilizzo delle borse in plastica.
La prossima volta che decidete di utilizzare un prodotto in plastica, pensate all’impatto che avrà sul nostro ambiente!
Vorrei ringraziare:
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•Kris Meeh Clark per avermi inviato del materiale molto interessante ed aver suscitato il mio interesse sulla quetione.
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•Greenpeace per il loro fantastico rapporto - “Plastic Debris in the World’s Ocean”
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•Vishal Mody, della Taft High School (Chicago Public Schools), per la sua presentazione - ‘The Danger of Plastic Bags’ e per la petizione su ‘The Plastic Bag Free Illinois Petition’
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•Lauren Irwin per l’editing
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•Samantha Nier per la traduzione in Francese
MANUALE SEA TURTLE AWARENESS IN LINEA
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•Segnalate l’avvistamento di grandi animali marini online.
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•Mandateci i vostri commenti, ritorni e suggerimenti su come migliorare il nostro progetto.
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